La voce poetica di Norma Stramucci non cessa di commuovermi. Le scarse capacità ricettive di un pubblico distratto non possono assolutamente cancellare la forza e il rigore indipendente di una mente come la sua che percorre itinerari autonomi, sfuggenti alle metafore “distratte” degli odierni “non –lettori”. (Di tali percorsi poetici parla invece con calzante appropriatezza Massimo Raffaeli nei paragrafi conclusivi del libro).

 

            Il primo, secondo e terzo tempo di Il cielo leggero mostrano alti gradi di corrispondenze poetico-musicali assecondate dalle voci personalissime di Norma Stramucci. Colpisce molto il geniale contenimento affettivo da cui nasce la sua parola poetica. La “coccinella tenera in agonia tra le dita/verdi d’erba d’un bimbo” fornisce al lettore l’emergenza tormentosa di una frontiera di umanità, stanziata in difficili permanenze, ma vissuta sempre con fervore affettivo. Figliuoli che sono tutt’uno con la madre, invadendone con fervore le istanze quotidiane di sopravvivenza in discreta privatezza, emergono accanto a un mondo animale in cerca di opzioni inconsuete di libertà –come la tartaruga che cancellando l’acqua che accogliendola le consente di sopravvivere, sceglie la fuga verso il prato secco e privo di risorse acquoree.

 

            Si rivela aggancio originale e commosso la presenza poetica dell’angelo che “terrà sempre il figlio bello e mio / lontano dalle fauci / assassine del lupo bruto e imbelle.” Tornano alla ribalta, affrontati con arguzia e fervore metaforico, versi danteschi relati al lupo che “a testa alta e con rabbiosa fame” “suggendo la mia cassa toracica” fa “tremare le vene e i polsi”. Oppure può accadere, come in Lavori di casa, 3, che la donna-poeta, che ha accanto la voce emanante da un testo poetico di Umberto Saba, venga distratta da una creativa professionalità poetica, dai doveri di casa, dai lavori manuali legati alla caterva di panni da stirare. E Leopardi, che risulta nominato una sola volta nei versi, è presente come la voce più alta e sofferta di Recanati, paese natale anche di Norma Stamucci.

 

Paola Ciarlantini, attraverso le pertinenti ed acute pagine –pur se concise (non però brachiologiche)- intitolate “Poesia e Musica, le due Sorelle” ha saputo dare credibilità al ponte consensualmente stabilito nel libro tra la poesia e la musica.  Colpisce l’ansia recanatese di verità da loro rappresentata.

 

            Il cielo leggero mi invita a non corrive, sempre impegnate letture e mi starà accanto finché sarò in grado di assorbirne i percorsi –percorsi della parola inventiva, percorsi dell’anima vincolata alla realtà della vita.

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